Quasi nessuno lo sa, ed è normale: sono scritte piccole, sul retro, in un linguaggio tecnico. In quattro minuti ti insegniamo a leggerne una. Anche quella di un'altra marca.
In fondo trovi un bigliettino da tenere in tasca: sei righe da guardare quando sei davanti allo scaffale. Fanne uno screenshot e portalo via — è tuo, anche se poi non ci sentiremo mai.
«Le crocchette fanno male.» Se hai preso un cane da poco l'hai già sentita dire dieci volte: da un amico, da un video, da qualcuno al parco che l'ha detto con molta sicurezza.
La verità è più noiosa, e per questo non gira: una crocchetta non è una categoria morale. Ce ne sono di ottime e ce ne sono di pessime, e la differenza non si vede dal sacco, dal prezzo o dalla pubblicità. Si vede dall'etichetta — che però è scritta piccola, sul retro, in un linguaggio tecnico che non aiuta nessuno.
Quindi ti diciamo dove guardare. Poi decidi tu, anche contro di noi.
Prendi il tuo, giralo, e seguile una per una. Ci metti quattro minuti. Controlla tutto: sono regole scritte nel Regolamento europeo 767/2009 e nel codice FEDIAF del settore, le trovi online in due minuti.
In due parole: «con pollo» può voler dire solo il 4%.
Non sono slogan: sono soglie scritte nelle regole del settore. La stessa parola cambia tutto, e una volta che le sai non te le dimentichi più.
In due parole: obbligatoria solo per l'ingrediente messo in copertina.
Per legge un produttore non è obbligato a dichiarare la percentuale di ogni ingrediente. Lo è solo per quelli che mette in evidenza sulla confezione, a parole o con una figura. Quindi trovare una percentuale non vuol dire che siano trasparenti: spesso vuol dire che erano obbligati — e il numero può essere il minimo consentito.
In due parole: non è vietato, ma non ti fa vedere dentro.
È una categoria prevista dalla legge, non un trucco: chi la usa non sta facendo niente di irregolare. Però non dice quale animale né quale parte. Un produttore può scegliere di scrivere i nomi precisi, e chi ha materia prima di cui va fiero di solito lo fa.
In due parole: stesso numero, due significati opposti. Guarda sotto quale titolo sta.
È l'inciampo più comune di tutti, e lo fanno anche le persone attente. Sul retro ci sono due elenchi separati, e un numero uguale in uno o nell'altro vuol dire due cose che non c'entrano niente.
In due parole: è una parola libera, vale solo se ha una percentuale accanto.
La differenza è vera: la carne fresca viene cotta una volta sola, la farina di carne è già stata cotta altrove e viene cotta di nuovo. Ma nessuna legge stabilisce cosa può chiamarsi «fresco»: lo scrive chi vuole. Quindi da sola quella parola non vale — vale solo se accanto c'è una percentuale.
In due parole: sbagliare dose e cambio fa più danni della marca.
Questo è quello che ci dispiace di più, perché non lo dice nessuno. Spesso i problemi che vengono dati in colpa al cibo — pancia storta, cane che ingrassa — dipendono da quanto se ne dà e da come si è cambiato, più che da cosa c'è nel sacco.
Il Branco è nato per stare insieme ai cani, non per vendere sacchi. Ma in mezzo a chi ci scrive abbiamo trovato la stessa cosa ogni volta: persone che vogliono fare bene e non sanno a chi credere, in mezzo a un rumore di pareri in cui vince chi grida più forte.
Allora ci siamo preparati, e abbiamo deciso di farlo così: consapevolezza e benessere, gratis, per chiunque abbia voglia di ascoltarci. Che poi comprino da noi o non comprino mai niente.
Non è generosità: è quello che siamo. Un cane che sta bene è un cane che vive di più con la sua persona — e a noi interessa quello, non il sacco.
Sì, un cibo nostro esiste. Te lo diciamo subito, così sai con chi stai parlando. E proprio per questo mettiamo per iscritto come va a finire questa telefonata.
Il nostro lavoro è fatto di persone che restano. E resta chi si è fidato: la fiducia si costruisce dicendo le cose come stanno, anche quando ci fa comodo il contrario.
Le sei cose qui sopra le puoi usare da solo, e ci fa piacere se basta così. Ma se preferisci che la guardiamo insieme, si fa in un quarto d'ora e non costa niente.
E alla fine ti lasciamo 100 grammi da far provare al tuo cane. Non un campione a caso, preso dallo scatolone: quello scelto per lui, in base a tutto quello che ci hai raccontato — la sua età, com'è fatto, cosa gli è successo, cosa mangia adesso. Le nostre linee sono diverse una dall'altra, e alla fine della telefonata sappiamo quale ha senso.
Se invece abbiamo concluso che quello che gli dai va bene così, ce ne andiamo contenti lo stesso: quei 100 grammi sono un grazie per il tempo che ci hai dato, non l'esca per farti lasciare il numero.
Fanne uno screenshot, o stampalo. La prossima volta che sei davanti allo scaffale, ti servono queste sei righe.
Gratis. Ti richiamiamo noi — e se il tuo cibo va bene, te lo diciamo.