Sai leggere il sacco
che hai in casa?

Quasi nessuno lo sa, ed è normale: sono scritte piccole, sul retro, in un linguaggio tecnico. In quattro minuti ti insegniamo a leggerne una. Anche quella di un'altra marca.

4 minuti di lettura

In fondo trovi un bigliettino da tenere in tasca: sei righe da guardare quando sei davanti allo scaffale. Fanne uno screenshot e portalo via — è tuo, anche se poi non ci sentiremo mai.

Guarda prima questo · 40 secondi

Yuliia ti mostra dove guardare

Partiamo da qui

Le crocchette fanno davvero male?

«Le crocchette fanno male.» Se hai preso un cane da poco l'hai già sentita dire dieci volte: da un amico, da un video, da qualcuno al parco che l'ha detto con molta sicurezza.

La verità è più noiosa, e per questo non gira: una crocchetta non è una categoria morale. Ce ne sono di ottime e ce ne sono di pessime, e la differenza non si vede dal sacco, dal prezzo o dalla pubblicità. Si vede dall'etichetta — che però è scritta piccola, sul retro, in un linguaggio tecnico che non aiuta nessuno.

Quindi ti diciamo dove guardare. Poi decidi tu, anche contro di noi.

La parte utile · fonti: Reg. UE 767/2009 · codice FEDIAF

Sei cose che il sacco dice davvero

Prendi il tuo, giralo, e seguile una per una. Ci metti quattro minuti. Controlla tutto: sono regole scritte nel Regolamento europeo 767/2009 e nel codice FEDIAF del settore, le trovi online in due minuti.

1

Le parole sul davanti hanno un valore legale preciso

In due parole: «con pollo» può voler dire solo il 4%.

Non sono slogan: sono soglie scritte nelle regole del settore. La stessa parola cambia tutto, e una volta che le sai non te le dimentichi più.

«Aromatizzato al pollo» → meno del 4%
«Con pollo» → almeno il 4%
«Ricco di pollo» → almeno il 14%
«Pollo dinner / menu» → almeno il 26%
2

La percentuale la scrivono quando devono

In due parole: obbligatoria solo per l'ingrediente messo in copertina.

Per legge un produttore non è obbligato a dichiarare la percentuale di ogni ingrediente. Lo è solo per quelli che mette in evidenza sulla confezione, a parole o con una figura. Quindi trovare una percentuale non vuol dire che siano trasparenti: spesso vuol dire che erano obbligati — e il numero può essere il minimo consentito.

La domanda giusta non è «c'è la percentuale?», ma: c'è per tutte le carni, o solo per quella disegnata davanti?
3

«Carni e derivati» è permesso — ma ti lascia al buio

In due parole: non è vietato, ma non ti fa vedere dentro.

È una categoria prevista dalla legge, non un trucco: chi la usa non sta facendo niente di irregolare. Però non dice quale animalequale parte. Un produttore può scegliere di scrivere i nomi precisi, e chi ha materia prima di cui va fiero di solito lo fa.

Vale anche per «cereali», «oli e grassi». Non è una bocciatura: è una porta chiusa, e sta a te decidere se ti va bene non vedere dietro.
4

Sul sacco ci sono due «38%» diversi

In due parole: stesso numero, due significati opposti. Guarda sotto quale titolo sta.

È l'inciampo più comune di tutti, e lo fanno anche le persone attente. Sul retro ci sono due elenchi separati, e un numero uguale in uno o nell'altro vuol dire due cose che non c'entrano niente.

Sotto «Composizione» → «Cavallo 38%»
Quanto cavallo c'è dentro. Ha il nome dell'animale.
Sotto «Componenti analitici» → «Proteina grezza 38%»
Quanta proteina in totale, da qualunque fonte. Qui il nome non c'è mai: si ricava contando l'azoto e moltiplicandolo per 6,25, e l'azoto dei piselli conta come quello della carne.
5

«Fresco» lo scrive chi vuole

In due parole: è una parola libera, vale solo se ha una percentuale accanto.

La differenza è vera: la carne fresca viene cotta una volta sola, la farina di carne è già stata cotta altrove e viene cotta di nuovo. Ma nessuna legge stabilisce cosa può chiamarsi «fresco»: lo scrive chi vuole. Quindi da sola quella parola non vale — vale solo se accanto c'è una percentuale.

6

Dose e cambio contano più della marca

In due parole: sbagliare dose e cambio fa più danni della marca.

Questo è quello che ci dispiace di più, perché non lo dice nessuno. Spesso i problemi che vengono dati in colpa al cibo — pancia storta, cane che ingrassa — dipendono da quanto se ne dà e da come si è cambiato, più che da cosa c'è nel sacco.

Il cambio di alimento va fatto in una decina di giorni, mescolando e aumentando piano. Fatto tutto in un giorno, spesso finisce male — e a quel punto si incolpa il cibo nuovo, che magari era migliore.
Perché lo facciamo

Vogliamo che tu capisca

Il Branco è nato per stare insieme ai cani, non per vendere sacchi. Ma in mezzo a chi ci scrive abbiamo trovato la stessa cosa ogni volta: persone che vogliono fare bene e non sanno a chi credere, in mezzo a un rumore di pareri in cui vince chi grida più forte.

Allora ci siamo preparati, e abbiamo deciso di farlo così: consapevolezza e benessere, gratis, per chiunque abbia voglia di ascoltarci. Che poi comprino da noi o non comprino mai niente.

Non è generosità: è quello che siamo. Un cane che sta bene è un cane che vive di più con la sua persona — e a noi interessa quello, non il sacco.

Le quattro cose che ti promettiamo

Sì, un cibo nostro esiste. Te lo diciamo subito, così sai con chi stai parlando. E proprio per questo mettiamo per iscritto come va a finire questa telefonata.

  • Se quello che gli dai adesso va bene, te lo diciamo e finisce lì. È già successo, e ci sta benissimo.
  • Se la cosa giusta per lui è un'altra marca, te la indichiamo lo stesso: a noi non entra un euro, ma il tuo cane sta meglio — ed è per quello che lo facciamo.
  • Se il problema tocca la salute ti mandiamo dal veterinario: noi parliamo di cibo, la medicina è roba sua.
  • Una telefonata sola, e da lì in poi decidi tu.

Il nostro lavoro è fatto di persone che restano. E resta chi si è fidato: la fiducia si costruisce dicendo le cose come stanno, anche quando ci fa comodo il contrario.

La consulenza · gratuita, per capire

Guardiamo insieme la tua etichetta

Le sei cose qui sopra le puoi usare da solo, e ci fa piacere se basta così. Ma se preferisci che la guardiamo insieme, si fa in un quarto d'ora e non costa niente.

1
Ci lasci il numero E, se ti va, il nome del cane e cosa mangia adesso. Bastano quelli.
2
Ti chiamiamo noi Una persona vera, in un momento che decidi tu. Un quarto d'ora, non di più.
3
Leggiamo insieme quello che gli dai Voce per voce, con le percentuali alla mano. Anche se è di un'altra marca.
4
Ti mandiamo tutto per iscritto Così resta, e puoi rileggerlo con calma o farlo vedere al tuo veterinario.
5
E ti lasciamo i 100 grammi scelti per lui Presi dalla linea che ha più senso per il tuo cane, non a caso.

E alla fine ti lasciamo 100 grammi da far provare al tuo cane. Non un campione a caso, preso dallo scatolone: quello scelto per lui, in base a tutto quello che ci hai raccontato — la sua età, com'è fatto, cosa gli è successo, cosa mangia adesso. Le nostre linee sono diverse una dall'altra, e alla fine della telefonata sappiamo quale ha senso.

Se invece abbiamo concluso che quello che gli dai va bene così, ce ne andiamo contenti lo stesso: quei 100 grammi sono un grazie per il tempo che ci hai dato, non l'esca per farti lasciare il numero.

Da tenere

Il bigliettino per il negozio

Fanne uno screenshot, o stampalo. La prossima volta che sei davanti allo scaffale, ti servono queste sei righe.

Come si legge un sacco Il Branco · le sei righe che contano
  1. Le parole hanno una soglia. «Aromatizzato» meno del 4% · «con» almeno 4% · «ricco di» almeno 14% · «dinner» almeno 26%.
  2. La percentuale spesso è dovuta. Chiedi: c'è per tutte le carni, o solo per quella disegnata davanti?
  3. «Carni e derivati» è permesso. Non è una bocciatura, ma non dice quale animale né quale parte.
  4. Attento ai due «38%». Sotto «Composizione» = quanta carne. Sotto «Componenti analitici» = proteina totale, anche vegetale.
  5. «Fresco» non è una parola di legge. Vale solo se accanto c'è una percentuale.
  6. Dose e cambio prima della marca. Il cambio va fatto in una decina di giorni, mescolando.
Fonti: Regolamento UE 767/2009 · Codice FEDIAF · ilbranco.club/etichetta

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Gratis. Ti richiamiamo noi — e se il tuo cibo va bene, te lo diciamo.

Il numero lo usiamo solo per questa telefonata. Niente messaggi automatici, niente pubblicità: se poi vorrai sentirci ancora, ce lo dirai tu.