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Ghiande, castagne e funghi: cosa raccoglie il cane nel bosco a settembre
Settembre in Lombardia sta facendo la cosa peggiore per chi porta il cane fuori porta: caldo ancora estivo in pianura — si parla di 28-33 gradi in questi giorni — e le prime piogge vere che tornano a bagnare i boschi. Terreno umido più temperatura alta è la formula esatta con cui il sottobosco butta funghi nel giro di due o tre giorni dopo un temporale. Nello stesso periodo querce e castagni cominciano a lasciar cadere tutto quello che hanno prodotto in estate.
Risultato: il terreno su cui cammina il cane si copre di oggetti nuovi, che odorano, che rotolano e che stanno esattamente all'altezza del suo naso. Un cane che raccoglie non lo fa per fame ma per curiosità, e la maggior parte delle volte non succede niente. Il punto è che le poche volte in cui succede qualcosa, succede in fretta. Qui trovi cosa è davvero pericoloso e cosa no, i sintomi che contano, cosa fare nella prima ora e come si allena il gesto che vale più di ogni divieto: lasciare andare.
Perché proprio adesso: il bosco cambia in dieci giorni
Tra fine agosto e la prima metà di settembre cambia tutto quello che c'è per terra, e cambia in fretta:
- Le ghiande cadono a ondate. Le prime a scendere sono spesso le più verdi e immature, cioè quelle con più tannini. Una quercia adulta può coprire il terreno sotto la chioma nel giro di pochi giorni di vento.
- I ricci di castagna si aprono e restano sul sentiero: spine dure, corte e resistenti, alla stessa altezza del muso di un cane che annusa.
- I funghi esplodono dopo la pioggia. Le specie più pericolose per il cane crescono proprio dove si va a camminare: nei boschi di latifoglie, sotto querce e castagni, da fine estate fino a tardo autunno.
- Nelle zone di vigna è vendemmia. Uva e acini caduti a bordo filare sono tossici per il cane (rischio renale) e a settembre in Franciacorta, Oltrepò e in molte colline lombarde ce n'è ovunque.
C'è poi un fattore che nessuno considera: a settembre il cane annusa meglio. Il terreno umido trattiene gli odori molto più dell'asfalto rovente di agosto, quindi il naso lavora di più, la testa sta bassa e le probabilità che qualcosa finisca in bocca salgono. È un ottimo mese per camminare — è anche il mese in cui si guarda dove si mettono le zampe.
I funghi: l'unico rischio da trattare sempre come urgenza
Di tutte le cose che il cane può raccogliere in questa stagione, i funghi sono l'unica categoria in cui vale una regola senza sfumature: se il cane ne ha mangiato un pezzo, si chiama il veterinario subito, anche se sta benissimo.
Il motivo è duplice. Primo: nessuno riesce a identificare una specie da un pezzo mangiucchiato, e tra i funghi che crescono nei nostri boschi c'è l'Amanita phalloides, responsabile della maggior parte degli avvelenamenti fungini mortali nel cane, che cresce tipicamente sotto querce e castagni proprio in questa stagione. Secondo, ed è la parte che frega le persone: i sintomi non arrivano subito.
Nei funghi più pericolosi la storia tipica ha tre tempi che sembrano fatti apposta per ingannare:
- Fase silenziosa — dalle 6 alle 12 ore (a volte di più) in cui il cane è normale. È qui che si prende la decisione giusta o sbagliata.
- Fase gastroenterica — vomito, diarrea anche emorragica, dolore addominale, disidratazione. Sembra un'indigestione qualsiasi.
- Falsa guarigione e poi il danno vero — il cane sembra riprendersi per un giorno, mentre il danno al fegato è già in corso.
Ci sono anche funghi che danno l'effetto opposto, cioè sintomi entro mezz'ora-due ore: salivazione abbondante, vomito, pupille strette o dilatate, andatura da ubriaco, tremori, agitazione o al contrario sonnolenza profonda, e nei casi peggiori convulsioni. Diversi ma altrettanto da ambulatorio.
Attenzione anche ai funghi che crescono in giardino dopo un temporale, e alle noci o alle ghiande già ammuffite: le muffe possono produrre tossine che causano tremori e convulsioni, ed è un quadro che si vede con una certa frequenza in autunno. Un giro veloce del prato dopo la pioggia, con un sacchetto, costa due minuti.
Ghiande, castagne, ricci: cosa fa male e quanto
Qui le sfumature esistono, e conoscerle evita sia i panici inutili sia le sottovalutazioni.
| Cosa | Rischio reale | Cosa fare |
|---|---|---|
| Ghiande (quercia) | Tannini: irritano stomaco e intestino; in quantità possono colpire reni e fegato. Le verdi ne hanno di più. Nei cani piccoli anche poche ghiande intere possono occludere | Una raccolta per sbaglio di solito non fa niente. Il problema è l'abitudine quotidiana: cambia percorso nelle settimane di caduta |
| Castagne (castagno) | Non tossiche, ma amidacee: gonfiore, gas, feci molli. Rischio occlusione se crude e intere | Solo cotte, sbucciate e in piccolissima quantità. Meglio evitarle come premio |
| Ricci di castagna | Spine in gengive, lingua e palato; buccia coriacea che può fermarsi nell'intestino | Da non far raccogliere mai. Se il cane sbava, si gratta il muso o mastica a vuoto, guarda in bocca |
| Castagne d'India (ippocastano) | Tossiche: esculina. Vomito, diarrea, tremori, depressione; forma e dimensione ideali per un'occlusione | Rischio tipicamente urbano (viali, parchi). Mai date, mai lasciate raccogliere |
| Pigne | Non velenose, ma legnose e appuntite: irritano la bocca e i frammenti possono bloccare l'intestino | Non usarle come gioco da lancio, per quanto siano comode |
| Uva e acini (vendemmia) | Tossici per il cane, con rischio di danno renale acuto; la sensibilità è individuale e imprevedibile | Anche pochi acini meritano una telefonata al veterinario |
Due cose che meritano di essere dette chiaramente. La prima: il rischio più frequente non è l'avvelenamento, è l'occlusione. Un corpo estraneo che si ferma nell'intestino è un'urgenza chirurgica, e nei cani sotto i dieci chili bastano oggetti piccoli. La seconda: il cane che mangia terra, ghiande e sassi in modo compulsivo non è solo maleducato. Se l'abitudine è comparsa da poco o è aumentata, vale la pena parlarne col veterinario: dietro un pica improvviso a volte c'è nausea cronica, un problema gastrointestinale o una carenza, non un capriccio.
Ha ingoiato qualcosa: cosa fare nella prima ora
La prima ora conta più di tutto il resto, e va usata bene. In ordine:
- 1. Togli quello che resta e guarda in bocca. Con calma, senza infilare le dita in gola. Se vedi una spina o un frammento in superficie e viene via facile, bene; se è incastrato o il cane ha dolore, si va dal veterinario e non si tira.
- 2. Conserva il campione. È il gesto che aiuta di più e che quasi nessuno fa: metti il residuo in un sacchetto di carta (la plastica lo fa marcire in poche ore) e scatta due foto — il pezzo e il punto dove cresceva, con l'albero vicino.
- 3. Guarda l'ora. Segna l'orario di ingestione. È la prima domanda che ti farà il veterinario e cambia le decisioni.
- 4. Chiama subito il tuo veterinario o la clinica di turno. Se sei in una giornata fuori porta, cerca la clinica aperta più vicina prima di rimetterti in macchina, non dopo.
- 5. Non far vomitare il cane di tua iniziativa. Niente sale, niente olio, niente acqua ossigenata: sono rimedi da internet che causano ulcere gastriche, polmonite da inalazione e nei casi peggiori sono letali. Il vomito si induce in ambulatorio, solo se ha senso e solo su un cane vigile.
- 6. Non aspettare i sintomi quando si tratta di funghi, ippocastano o uva. Con questi tre, "vediamo come va" è la scelta che costa di più.
I segnali per cui si parte subito
- ☐ Vomito ripetuto o tentativi di vomito a vuoto (attenzione, con la pancia gonfia è un'emergenza di per sé).
- ☐ Diarrea con sangue, o feci nere e catramose.
- ☐ Pancia dura, gonfia o dolente al tocco; cane che si mette in "posizione di preghiera", petto giù e sedere alto.
- ☐ Non fa più feci da un giorno pur mangiando, o fa sforzi senza risultato.
- ☐ Salivazione abbondante, tremori, andatura instabile, pupille strane, convulsioni.
- ☐ Apatia marcata, gengive pallide o giallastre, rifiuto dell'acqua.
- ☐ Beve molto più del solito o fa pipì pochissima nei giorni dopo l'ingestione (segnale renale, tipico dopo l'uva).
Prevenire davvero: il "lascia" vale più di dieci divieti
Urlare "no!" a un cane con la testa dentro un cespuglio funziona poco: arriva tardi e spesso lo convince solo a mangiare più in fretta. Quello che funziona è insegnare due comportamenti separati, con calma e in dieci minuti al giorno.
Il "lascia" (non toccare). Si costruisce in casa, non nel bosco. Metti un bocconcino noioso a terra coperto dalla mano; il cane annusa, gratta, insiste; nel momento in cui si stacca anche solo un istante, dici la parola e premi con un bocconcino molto più buono, preso dall'altra mano. Il concetto che deve passare è: lasciare quello che c'è a terra fa arrivare qualcosa di meglio. Poi si scopre la mano, poi si passa al terreno, poi al giardino, infine al sentiero. Ci vogliono una-due settimane.
Lo scambio. Serve quando l'oggetto è già in bocca. Non si rincorre e non si apre la bocca a forza: rincorrere insegna al cane a scappare e a ingoiare. Si offre uno scambio conveniente — un premio migliore, una manciata di crocchette lanciate a terra — e mentre lui molla, si raccoglie l'oggetto. Un cane che ha imparato che "cedere conviene" un giorno ti sputerà in mano un fungo.
Poi ci sono gli accorgimenti pratici, che valgono anche mentre l'allenamento è in corso:
- Cambia percorso nelle due-tre settimane di caduta. Il querceto sotto casa a fine settembre è semplicemente un posto scomodo: si torna a ottobre.
- Guinzaglio lungo nelle zone fitte, invece della libertà totale in un sottobosco che non vedi. Dà spazio e ti lascia il controllo dei primi due secondi, che sono quelli che contano.
- Cane sazio e annusato prima. Un cane che ha mangiato e che ha fatto dieci minuti di ricerca olfattiva "autorizzata" (bocconcini sparsi nell'erba da te) raccoglie molto meno a caso.
- Museruola a cesto per i raccoglitori seriali. Non è una punizione né un giudizio: se il tuo cane ingoia tutto, una museruola a cesto ben abituata gli restituisce libertà di movimento invece di toglierla. Si introduce gradualmente, con il cibo, mai messa di colpo il giorno dell'uscita.
- Giro del giardino dopo la pioggia: funghi spuntati, noci cadute, ghiande ammuffite. Due minuti e un sacchetto.
In sintesi
Settembre riempie il terreno di novità: ghiande, ricci, castagne, pigne, funghi dopo ogni temporale, uva a bordo vigna. La gerarchia da tenere in testa è semplice. Funghi, castagne d'India e uva: si chiama il veterinario subito, anche se il cane sta bene. Ghiande e castagne vere: una per sbaglio quasi mai è un problema, l'abitudine quotidiana sì, e nei cani piccoli il rischio più concreto è l'occlusione, non l'avvelenamento. Se è successo qualcosa, si conserva il campione in un sacchetto di carta, si segna l'ora e si telefona — e non si induce mai il vomito da soli. Sul lungo periodo, l'unico strumento che funziona sempre è il cane che ha imparato che lasciare a terra conviene.
Detto questo, non è un buon motivo per stare a casa: è la stagione migliore dell'anno per camminare nei boschi, si può stare fuori ore senza cercare l'ombra e i cani si stancano davvero. Le giornate del Branco di settembre nascono proprio in questo periodo dell'anno — con qualcuno che il sentiero l'ha già guardato prima.
Domande frequenti
Il cane ha mangiato un fungo nel prato: è grave?
Va trattato come un'urgenza finché non si dimostra il contrario, perché a occhio nudo nessuno — nemmeno un esperto — può escludere una specie mortale come l'Amanita phalloides guardando un pezzo mangiucchiato. Fai tre cose in questo ordine. Primo: raccogli quello che resta del fungo, tutto, compresa la base del gambo interrata, mettilo in un sacchetto di carta (non di plastica, che lo fa marcire) e fotografa anche il punto dove cresceva e l'albero vicino. Secondo: chiama subito il veterinario o un centro antiveleni e di' l'ora esatta dell'ingestione. Terzo: non far vomitare il cane di tua iniziativa, e soprattutto non usare mai sale, olio o acqua ossigenata, rimedi casalinghi che causano danni gravi allo stomaco e rischio di soffocamento. Il veterinario può indurre il vomito in sicurezza, ma solo entro una certa finestra e solo se il cane è vigile. La trappola dei funghi più pericolosi è proprio il tempo: con l'Amanita phalloides i primi sintomi possono comparire dopo 6-12 ore o più, spesso passano per una gastroenterite qualsiasi, sembrano migliorare per un giorno e poi arriva il danno al fegato. Aspettare di vedere come va è l'errore che costa di più. Vale la pena andare anche se il cane sta benissimo.
Quante ghiande deve mangiare un cane perché facciano male?
Non esiste un numero valido per tutti, perché dipende dal peso del cane, dallo stato delle ghiande e da quante ne mangia nel tempo. La regola pratica utile è un'altra: una ghianda inghiottita per sbaglio da un cane di taglia media di solito non fa nulla, mentre il problema nasce dal cane che ne mangia parecchie, o che ci torna sopra ogni giorno per settimane perché sotto casa c'è una quercia. Le ghiande contengono tannini, sostanze che irritano lo stomaco e l'intestino e che, in quantità importanti, possono danneggiare reni e fegato; le ghiande verdi, cadute presto, ne contengono più di quelle mature e marroni. Nella pratica veterinaria si vedono soprattutto due cose: gastroenteriti con vomito, dolore addominale, diarrea a volte con sangue e inappetenza, e occlusioni intestinali, che nei cani piccoli possono essere provocate anche da poche ghiande intere. Se il tuo cane è uno che spazzola il terreno, il lavoro vero è sull'abitudine: ridurre l'accesso, cambiare percorso nelle settimane di caduta e allenare il rilascio. Se ha già mangiato e compaiono vomito ripetuto, pancia dura o dolente, apatia o non fa più feci, si va dal veterinario.
Le castagne si possono dare al cane?
Prima serve distinguere due frutti che hanno lo stesso nome ma niente in comune. Le castagne dell'ippocastano, quelle grosse e lucide dei viali di città, con il riccio a punte corte e rade, sono tossiche: contengono esculina e provocano vomito, diarrea, tremori e depressione, e sono anche di dimensione perfetta per bloccare l'intestino. Non vanno date mai. Le castagne del castagno, quelle dei boschi e delle caldarroste, non sono tossiche: cotte, sbucciate del tutto e date in piccola quantità non avvelenano il cane. Detto questo, restano un alimento poco adatto: sono ricche di amido e fermentano, quindi gonfiano e danno gas e feci molli, e soprattutto sono compatte e delle dimensioni sbagliate. La parte davvero pericolosa è il riccio: le spine si conficcano in gengive, lingua e palato e la buccia coriacea può restare ferma nell'intestino. Il consiglio onesto: nel bosco lasciale a terra e usa altro come premio. Se il cane ne ha ingoiate di crude o con la buccia, tieni d'occhio vomito, sforzi per defecare e pancia gonfia.


