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Pioggia, fango e pozzanghere: il rientro dalla passeggiata fatto bene
L'estate si sta rompendo a pezzi: gli ultimi giorni di agosto hanno riportato temporali e rovesci sulla Lombardia, e i primi giorni di settembre alternano perturbazioni e ritorni di caldo. Per il cane cambia una cosa sola, ma cambia tutti i giorni: si esce con l'asfalto bagnato, si torna con le zampe nere di fango, il pelo umido e la pancia schizzata. E in due settimane, senza che nessuno se ne accorga, compaiono le prime zampe leccate in continuazione e le prime orecchie che puzzano.
Non è sfortuna ed è quasi tutto evitabile: quasi nessuno di questi problemi nasce dalla pioggia in sé, nascono da quello che succede nei venti minuti dopo il rientro. Qui trovi cosa fa davvero l'umidità alla pelle del cane, perché le pozzanghere di fine estate sono un rischio concreto e non una fissazione, la sequenza di cinque minuti da fare sulla porta di casa, come si trattano le zampe e le orecchie senza esagerare, cosa serve davvero comprare (poco) e i segnali per cui si smette di arrangiarsi e si chiama il veterinario.
Il problema non è l'acqua: è l'umidità che resta
Un cane sano che si bagna sotto la pioggia non si ammala per il fatto di essersi bagnato. Il danno arriva dopo, e solo in alcuni punti precisi: quelli dove l'aria non passa e l'umidità resta ferma per ore.
- Gli spazi tra le dita. Sono chiusi, coperti di pelo e appoggiati a terra. Se restano umidi, lo strato più superficiale della pelle si ammorbidisce e perde la sua funzione di barriera: batteri e lieviti che vivono normalmente sulla cute, e che di solito non danno alcun fastidio, trovano campo libero. Il primo segnale non è la zoppia, è il leccamento insistente di una zampa sola, spesso la sera davanti al divano.
- Le orecchie, soprattutto se pendenti. Il condotto uditivo del cane è a "L" e già di suo si asciuga male; se il padiglione lo copre come un coperchio, dentro resta caldo e umido. È la ragione per cui le otiti aumentano dopo le prime piogge d'autunno e dopo i bagni in acqua.
- Pancia, inguine e ascelle. Zone a pelo rado, a contatto con l'erba bagnata e con il terreno: si sporcano per prime e si asciugano per ultime, perché il cane ci si sdraia sopra.
Il fango aggiunge un secondo problema: è abrasivo. Sabbia e terra fine restano tra i peli e, sfregando, irritano una pelle già ammorbidita dall'acqua. Su questo lavora anche il freddo relativo: dopo un temporale la temperatura crolla di parecchi gradi in mezz'ora, e un cane bagnato con vento perde calore molto più in fretta di quanto sembri — vale doppio per cuccioli, anziani, cani magri o a pelo raso.
Le pozzanghere: perché a fine estate contano davvero
C'è un solo rischio della stagione delle piogge che merita di essere preso sul serio anche da chi non è ansioso, ed è l'acqua stagnante. Pozzanghere, fossi, canali e prati allagati possono contenere leptospire, i batteri responsabili della leptospirosi: arrivano dall'urina di animali infetti — roditori in primo luogo, ma non solo — e nell'acqua ferma sopravvivono a lungo.
Tre cose da sapere, senza allarmismi:
- Il contagio non passa solo dal bere. Basta il contatto con le mucose o con una piccola ferita su una zampa. Ecco perché ha senso sciacquare le zampe dopo una passeggiata in campagna bagnata, non solo per il fango.
- Il periodo peggiore è proprio questo. Fine estate e autunno, quando le piogge riempiono di nuovo fossi e avvallamenti, sono la finestra in cui i casi aumentano.
- È una zoonosi, cioè può colpire anche le persone. Un motivo in più per non lasciarla in fondo alla lista.
La prevenzione è semplice e in gran parte già in calendario: il vaccino per la leptospirosi si richiama ogni anno — non ogni tre, come alcuni degli altri — perché la protezione dura meno. I vaccini più recenti coprono quattro sierogruppi, ma va detto con onestà che non coprono tutti quelli che circolano in Italia: la vaccinazione riduce molto il rischio e la gravità, non lo azzera. Per questo resta utile l'abitudine pratica: si porta acqua e ciotola pieghevole anche quando fa fresco. Un cane che ha bevuto è molto meno interessato alla pozzanghera.
Se il cane, dopo giorni passati in zone umide, diventa apatico, non mangia, vomita, beve molto più del solito o fa pipì in modo strano, o se compaiono ittero (occhi e gengive giallastri) o urine molto scure, è una visita da fare subito, dicendo al veterinario dove siete stati.
Il rientro in cinque minuti: la sequenza
La differenza tra un autunno tranquillo e un autunno di zampe leccate sta tutta in una routine breve e sempre uguale, fatta sulla porta. Cinque minuti, non venti.
| Passo | Cosa fai | Perché |
|---|---|---|
| 1. Zampe | Risciacquo con acqua tiepida (bacinella o doccetta), senza shampoo se il fango è poco | Toglie il grosso e le particelle abrasive; lo shampoo tutti i giorni rovina il film protettivo della pelle |
| 2. Tra le dita | Asciughi con un asciugamano in microfibra dito per dito, aprendo delicatamente gli spazi | È il punto dove l'umidità resta più a lungo ed è dove parte la dermatite |
| 3. Controllo veloce | Guardi cuscinetti, unghie e spazi interdigitali: tagli, arrossamenti, corpi estranei | Con l'erba alta e bagnata si raccolgono spine, vetri e semi; visti subito sono niente |
| 4. Pancia e inguine | Passata di asciugamano sulle zone a pelo rado | Si sporcano per prime, restano umide sotto il peso del cane sdraiato |
| 5. Orecchie | Asciughi solo il padiglione e l'ingresso, con una garza o un panno morbido | Dentro non si entra mai: il condotto si asciuga da solo se l'ingresso è pulito |
| 6. Cuccia | Coperta asciutta al posto di quella umida; il cane non si stende bagnato | Una cuccia umida annulla tutto il lavoro appena fatto |
Due precisazioni che fanno risparmiare tempo e problemi. Il fango secco non si strappa: se il cane è già asciutto e incrostato, una spazzolata toglie quasi tutto senza bagnare di nuovo nulla. E il phon si usa solo tiepido, in movimento, a una spanna di distanza: l'aria calda tenuta ferma su un punto ustiona davvero, e per molti cani il rumore da solo è un motivo per odiare il rientro.
La checklist della porta di casa
- ☐ Un asciugamano in microfibra dedicato, appeso vicino alla porta (asciuga il triplo del cotone e si strizza).
- ☐ Una bacinella bassa o una doccetta raggiungibile senza attraversare mezza casa.
- ☐ Un tappeto assorbente all'ingresso, lavabile in lavatrice.
- ☐ Una coperta di ricambio per la cuccia, sempre pronta.
- ☐ Acqua e ciotola pieghevole nello zaino, anche quando non fa caldo.
- ☐ Pelo tra i cuscinetti accorciato a filo del polpastrello (forbicine a punta tonda, o dal toelettatore).
- ☐ Antiparassitario in regola: con l'umido zecche e pappataci restano attivi, non spariscono a settembre.
Zampe: cosa guardare e cosa non fare
Le zampe sono la parte che paga di più questa stagione, e anche quella su cui si fanno più errori con le migliori intenzioni.
Cosa guardare. Cuscinetti screpolati o con piccoli tagli (l'asfalto bagnato nasconde i vetri); pelle rossa o scura tra le dita; gonfiore su un dito solo; un'unghia spezzata; e il segnale più comune di tutti, il cane che lecca sempre lo stesso punto. Un leccamento che dura più di due o tre giorni non è un vizio: è quasi sempre prurito o dolore, e da solo peggiora, perché la saliva mantiene la zona umida e alimenta esattamente il problema che l'ha causata.
Il pelo tra i cuscinetti va tenuto corto, a filo del polpastrello: raccoglie fango, si impasta e trattiene acqua per ore. Nei cani a pelo lungo si formano anche palline dure che fanno appoggiare male la zampa. Si accorcia con forbicine a punta arrotondata, oppure si chiede al toelettatore di farlo a ogni passaggio.
Cosa non fare. Non usare disinfettanti umani a caso: alcol e acqua ossigenata su una pelle già irritata bruciano e rallentano la guarigione. Non lavare il cane intero con lo shampoo a ogni pioggia, perché un lavaggio troppo frequente toglie i grassi che proteggono la cute e produce più prurito, non meno. E non mettere fasciature strette per "proteggere" una zampa arrossata: se una zampa ha bisogno di essere coperta, ha bisogno di essere vista.
Chi rischia di più merita una nota: cani con allergie o dermatiti già note peggiorano tipicamente nelle stagioni umide; cani bassi e a pelo lungo (bassotti, cocker, molti meticci) hanno pancia e orecchie a contatto costante con l'erba bagnata; cani a pelo doppio asciugano lentissimamente nel sottopelo e, se non si spazzola, sotto resta un tappeto umido per un giorno intero — motivo per cui in questo periodo la spazzola conta anche più della muta.
Orecchie: la regola del "fuori sì, dentro mai"
Le otiti di settembre sono quasi sempre la stessa storia: cane bagnato, orecchio pendente, nessuno ci ha guardato dentro per una settimana. La gestione corretta è meno di quanto la gente creda.
- Si asciuga solo la parte visibile: padiglione e ingresso del condotto, con garza o panno morbido. Il cotton fioc non si usa: spinge dentro sporco e cerume.
- Si guarda una volta a settimana, con la luce: pelle rosa e pulita, nessun odore. Ci vogliono dieci secondi.
- I detergenti auricolari esistono e sono utili, ma vanno scelti col veterinario e non usati a ripetizione "per prevenire". Su un orecchio già infiammato o con il timpano non integro, alcuni prodotti fanno danni.
- Nei cani a orecchio pendente aiuta un gesto banale: dopo una passeggiata sotto la pioggia, sollevare i padiglioni per qualche minuto mentre il cane sta fermo (mentre gli si dà qualcosa da masticare) fa entrare aria e accorcia molto l'asciugatura.
Sono segnali da visita, non da attesa: odore acido o dolciastro, cane che scuote la testa o la tiene inclinata da un lato, secrezione scura, orecchio che fa male al tocco. Un'otite presa in due giorni si risolve; una lasciata due settimane diventa cronica e ritorna ogni autunno.
Quando l'uscita si fa e quando si accorcia
Piove: non è un buon motivo per saltare la passeggiata. Un cane che resta a casa tutto il giorno perché "fuori c'è brutto" accumula noia e frustrazione, e in dieci giorni il conto arriva sotto forma di casa distrutta o cane che non si calma la sera. Ha senso invece cambiare la forma dell'uscita.
- Con la pioggia leggera: passeggiata normale, con più tempo per annusare. Il terreno umido tiene gli odori molto meglio dell'asfalto rovente di due settimane fa: per il naso è una giornata di festa, e trenta minuti di annusate stancano più di un'ora di corsa.
- Con il temporale in corso: uscita corta e funzionale, solo per i bisogni. Con tuoni e lampi non si insiste, soprattutto con un cane che ha paura: si aspetta che passi il fronte.
- Dopo il temporale: attenzione ai rami e ai vetri sull'asfalto, e ai torrenti gonfi — l'acqua che ieri era ferma può diventare corrente in poche ore, e nessun cane va lasciato entrare in un corso d'acqua ingrossato.
- Se il cane non vuole uscire sotto la pioggia (succede, e non è capriccio): non si trascina al guinzaglio. Si esce lo stesso, ma con qualcosa che valga la pena — un percorso nuovo, qualche bocconcino cercato nell'erba, il gioco preferito appena rientrati.
Nelle giornate in cui davvero non si può uscire, mezz'ora di lavoro di fiuto in casa vale una passeggiata: bocconcini sparsi in un tappeto, una scatola di cartone con dentro carta e premi, il cibo dato in un gioco invece che nella ciotola.
In sintesi
La pioggia non fa male al cane: fa male l'umidità che resta dove l'aria non passa. Si asciugano zampe (dito per dito), pancia e orecchie, si dà un'occhiata veloce a cuscinetti e spazi interdigitali, si cambia la coperta della cuccia e si è finito in cinque minuti. Il pelo tra i cuscinetti va tenuto corto, lo shampoo tutti i giorni fa più danni del fango, dentro le orecchie non si entra mai. Sulle pozzanghere vale la pena essere rigidi — la leptospirosi ha il suo picco proprio tra fine estate e autunno, il vaccino si richiama ogni anno e portare acqua da casa è il modo più semplice per togliere la tentazione. E se compaiono leccamento insistente, odore d'orecchio, zoppia o apatia dopo giorni in zone umide, si va dal veterinario: sono le cose che, prese subito, durano tre giorni invece di tre mesi.
C'è poi la parte bella di questa stagione, che l'estate non aveva: si può camminare per ore senza guardare l'orologio, senza cercare l'ombra, con i cani che si stancano davvero. Le giornate del Branco a settembre nascono anche per questo — si torna a casa infangati e contenti, e quella è la stanchezza buona che d'agosto non si riusciva a ottenere.
Domande frequenti
Devo asciugare il cane ogni volta che torna bagnato?
Il cane intero no, ma tre zone si asciugano sempre: zampe (soprattutto tra un dito e l'altro), pancia e inguine, orecchie. Sono i punti dove l'umidità resta intrappolata più a lungo, perché l'aria non ci passa: la pelle si ammorbidisce, il film protettivo si indebolisce e i batteri e i lieviti che vivono normalmente sulla cute trovano l'ambiente ideale per moltiplicarsi. È così che nascono la maggior parte delle dermatiti tra le dita e delle otiti che si vedono in ambulatorio dopo le prime piogge. Il resto del mantello, su un cane sano che rientra in una casa asciutta, si asciuga da solo senza problemi: basta una passata di asciugamano per togliere l'acqua in eccesso e non lasciarlo dormire su una cuccia bagnata. Attenzione al phon: si usa solo tiepido, in movimento e a una spanna di distanza, perché l'aria calda ferma sulla pelle brucia davvero e il rumore spaventa molti cani. Nel cane anziano, nel cucciolo, nei cani a pelo raso e in quelli molto magri conta anche il freddo: dopo un temporale con vento non vanno lasciati bagnati, perché perdono calore molto più in fretta di quanto sembri.
Il cane può bere dalle pozzanghere?
Meglio di no, ed è uno dei pochi divieti che vale la pena far rispettare davvero. L'acqua stagnante di pozzanghere, fossi e canali può contenere leptospire, i batteri responsabili della leptospirosi: si trasmettono con l'urina di animali infetti (roditori soprattutto, ma anche altri animali selvatici e domestici) e sopravvivono a lungo proprio in acqua ferma e tiepida. Il contagio avviene bevendo, ma anche solo attraverso le mucose o una piccola ferita sulla zampa. La malattia può colpire reni e fegato ed essere molto grave; è inoltre una zoonosi, cioè può passare anche alle persone. Il periodo di rischio più alto è proprio questo: fine estate e autunno, quando le piogge riempiono di nuovo fossi e prati. La protezione pratica è doppia. Primo: il vaccino per la leptospirosi, che va richiamato ogni anno e non ogni tre come altri vaccini, perché la protezione dura meno; le formulazioni più recenti coprono quattro sierogruppi, pur non coprendo tutti quelli che circolano in Italia. Secondo: portare sempre acqua e una ciotola pieghevole, perché un cane che ha bevuto poco prima di uscire è molto meno interessato alla pozzanghera.
Serve l'impermeabile al cane quando piove?
Dipende dal cane, non dalla pioggia. Un cane con sottopelo folto (pastori, spitz, molti meticci a pelo doppio) ha già un impermeabile addosso e sotto la giacca rischia solo di sudare e restare umido più a lungo. L'impermeabile ha senso invece per i cani a pelo raso e senza sottopelo, per i cani molto magri, per gli anziani, per i cuccioli e per i cani con problemi articolari, che con acqua e vento perdono calore in fretta: qui una copertura che tenga asciutti dorso e fianchi accorcia molto il rientro. Se lo usi, prendi un modello che lasci libere le spalle e non stringa sotto le ascelle, e toglilo appena rientrati: tenerlo addosso in casa è il modo più veloce per creare esattamente l'umidità che volevi evitare. Le scarpine, invece, servono a pochi cani: sono utili con ferite già presenti, su terreni tagliati o d'inverno sul sale antighiaccio, ma per il fango normale non servono, riducono la presa e molti cani camminano male. Il vero attrezzo indispensabile è molto più banale: un asciugamano in microfibra vicino alla porta.


